Articolo scritto dal Dr. Dauro Reale in data 24/11/2020

Otoplastica - Introduzione

L’udito rappresenta uno dei cinque sensi, fondamentale, al pari di tutti gli altri, per consentire all’uomo un normale rapporto con l’ambiente che ci circonda e di interagire correttamente coi nostri simili. L’udito rappresenta quindi non solamente un “asso nella manica” per gestire e migliorare la qualità del nostro rapporto col mondo ma, sempre in questa ottica, anche un formidabile meccanismo di difesa, dal momento che ci "avvisa" per tempo del rischio di imbattersi in pericoli potenzialmente anche gravi e di conseguenza difenderci, prevenendone gli effetti. Con il termine di "udito", noi tendiamo a identificare l’orecchio esterno e il condotto uditivo esterno - CUI in termine tecnico – fino alla membrana del timpano. Cosa "accade" al di là di quella barriera, alla gente comune non è dato di sapere. Esistono ovviamente strutture anatomiche importantissime, confinate nel cosiddetto orecchio medio, che hanno la funzione di amplificare le onde sonore raccolte dall’orecchio esterno e convogliate attraverso (ma non solo) il condotto uditivo esterno. Questo materiale sonoro, sotto forma di onde acustiche, viene trasmesso alla porzione più importante, l’orecchio interno, che costituisce la porzione neurologica dell’orecchio. Attraverso le strutture neurologiche – recettori, filamenti che si convogliano poi nel tronco principale del nervo acustico vero e proprio - i suoni vengono inviati alle aree deputate del cervello, le quali rielaboreranno tutto questo materiale, spesso caotico e indistinto, per trasformarlo in qualcosa di organico, riconoscibile e identificabile. In una parola, ciò che noi tutti chiamiamo suono. Che si tratti del fragore del tuono, o dello stormire dei rami di un albero, il meccanismo non cambia. Si tratta di un coacervo di onde sonore, di diversa intensità e frequenza, che il cervello, attraverso i suoi strumenti di raccolta e sensori, elabora e trasforma in qualcosa per noi di intellegibile.

La sensibilità acustica è estremamente variabile negli esseri viventi. È esperienza comune di come molti animali, parliamo del nostro cane o del nostro gatto senza andare tanto lontani, abbiano questo senso assai più sviluppato del nostro, avvertendo o anche allertandosi verso vibrazioni o suoni per noi umani del tutto insignificanti o, addirittura, inavvertibili. Questo dipende non soltanto dall’anatomia della testa e delle appendici più o meno mobili, i padiglioni auricolari, che nell’uomo sono pressoché fissi, mentre in molti animali no, ma anche dalla diversa strutturazione dell’orecchio medio e interno, il tutto affinato nei milioni di anni dell’evoluzione e volto a ottimizzare le prestazioni uditive in rapporto alle esigenze di quel particolare essere vivente.

Intervento chirurgico di otoplastica

Si intende con il termine di Otoplastica, l'intervento chirurgico volto alla correzione di diversi inestetismi a carico del padiglione auricolare. Le deformità che l'otoplastica è in grado di correggere, non si riducono all'eccessiva apertura del padiglione auricolare rispetto alla testa, la più comune (le classiche orecchie a sventola) dovuta ad un eccessivo sviluppo della cartilagine della conca, ma riguardano anche tutta una serie di deformità, concomitanti o meno, a carico delle diverse strutture che formano l'anatomia del padiglione auricolare. Elice (nei suoi due rami anteriore e posteriore), antelice, tubercolo di Darwin, fino all'embricarsi di queste condizioni. In sintesi l'otoplastica è in grado di ridurre l'ampiezza della conca, anche nel suo diametro verticale e di avvicinare il padiglione in toto alla testa, ma può anche ricostruire, nei limiti del possibile, i corretti rapporti fra elice, nei suoi due rami, antelice e gli altri componenti anatomici dell’orecchio esterno. L’intervento di otoplastica non è solo sinonimo della possibilità di correggere l’apertura eccessiva del padiglione rispetto alla testa – ciò che comunemente si intende con il termine di orecchie a sventola, così come sinonimo di dismorfia (alterazione della classica anatomia) non è, di per sé, la dimensione del padiglione, rappresentata dal suo diametro anteroposteriore. Allo stesso modo, l’assenza o la ridotta espressione dell’antelice, non costituisce l’unica espressione di questo inestetismo, potendosi esso associare ad uno sviluppo fuori norma della cartilagine che costituisce la conca del padiglione auricolare.

L’intervento chirurgico noto come otoplastica corregge anche le cosiddette "orecchie ad ansa" dove la porzione superiore del padiglione tende a ripiegarsi in basso ed in avanti. L'otoplastica corregge anche le dimensioni di padiglioni auricolari "in toto" eccessivamente sviluppati, od anche dismorfie che configurano quadri anatomici identificati come "orecchie a coppa" e "orecchie a conchiglia".

L’intervento di otoplastica non permette di ottenere due padiglioni auricolari perfettamente identici, non solo nelle loro dimensioni ma anche nella definizione fine della loro anatomia, non essendo questa possibilità nemmeno prevista in natura, ma di ridurre le asimmetrie entro i limiti che si considerano fisiologici.

Le tecniche chirurgiche più comuni prevedono per l’otoplastica un accesso posteriore con relative incisione e cicatrice, che risulterà di conseguenza occultata stante la riduzione dello spazio fra la testa e l’orecchio. Esistono però anche approcci meno invasivi da valutare in casi selezionati, dove con il tramite di piccolissime incisioni sulla superficie anteriore del padiglione, mediante l’utilizzo di fili chirurgici riassorbibili, è possibile provvedere alla plicatura della cartilagine della conca del padiglione auricolare, con la conseguente ricostruzione – o semplice accentuazione, ove fosse necessario – dell’elice e dei suoi rami, anteriore e posteriore. Si tratta di concetti che verranno ripresi nel prosieguo di questa trattazione.

L’intervento chirurgico di otoplastica non interferisce, né in senso migliorativo né in senso peggiorativo, sulle performance uditive che rimangono conservate e che, abbiamo visto, derivano da tutta una serie di fattori anatomici e neurologici, con tutte le patologie ad esse connesse.

Candidati all' intervento di otoplastica

I candidati all'intervento chirurgico di otoplastica, sono in eguale misura maschi e femmine che vivono una difficile condizione psicologica legata alla presenza di uno o più inestetismi dei padiglioni auricolari. Possiamo forse considerare il fatto che nelle donne i capelli lunghi, sapientemente acconciati, possono mascherare questo inestetismo rendendolo tollerabile, mentre nella maggioranza degli uomini questo non si verifica, senza voler considerare i soggetti completamente rasati! A questo proposito bisogna ricordare che l'otoplastica è l'unico intervento di chirurgia estetica che viene comunemente praticato anche nei bambini a partire dai 5/6 anni di età. Il motivo per il quale l'otoplastica si rende in questi soggetti a volte indispensabile, è da ricercare nel forte disagio psicologico che i bambini in età scolare possono maturare confrontandosi coi propri compagni. Non sono infrequenti episodi di bullismo, a volte così marcato da costringere il piccolo (o la piccola) a rinchiudersi in se stesso, riducendo di fatto l’empatia con l’ambiente e la capacità di socializzare. Proprio in relazione a questo aspetto e solo nei bambini in età scolare, su precisa richiesta e indicazione dello specialista Pediatra, possiamo affermare che l’otoplastica è l’unico intervento meramente estetico che rientra a far parte delle prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale. Non bisogna però sottostimare il dato che moltissimi adulti convivono con grande difficoltà con questo inestetismo. È giusto quindi concludere che l’intervento di otoplastica è indicato in soggetti di ogni fascia di età.

Prima visita di otoplastica

In sede di visita specialistica verranno naturalmente affrontate tutte le problematiche che l'intervento di otoplastica nello specifico richiede. Non bisogna dimenticare che in caso di soggetti minori è necessaria la presenza dei genitori, le cui aspettative ed il carico di ansia all'intervento legato spesso superano di gran lunga quello del soggetto interessato. Non sembri banale ironia dire che l'otoplastica a volte fa bene più ai genitori che ai figli. Per quanto incredibile possa sembrare, mi sono trovato di fronte a bambini freddissimi e lucidissimi, pronti ad affrontare un intervento e tutte le sue conseguenze senza battere ciglio, forse con il coraggio e la benedetta incoscienza della gioventù, e di contro genitori completamente in preda al panico. Non sembri una considerazione banale, ma anche tutto questo fa parte del mondo di ciò che noi chiamiamo estetica, dove la percezione di un inestetismo è così differente, così personale, da rendere impossibile catalogare due situazioni come similari. Ogni volta che ci troviamo di fronte a un paziente ricominciamo d’accapo. Questa è la bellezza ed anche la fatica del nostro lavoro. L’intervento di otoplastica richiede necessariamente gli esami del sangue di routine e l'elettrocardiogramma. In sede di visita verrà ovviamente fornito al paziente, o ai suoi genitori, l'opportuno elenco.

Note di tecnica chirurgica

Nei soggetti adulti e/o adolescenti, l'otoplastica viene praticata in anestesia locale, spesso con l'ausilio di una blanda sedazione, allo scopo di rendere l'intera procedura più confortevole. Nei bambini si preferisce praticare l'intervento di otoplastica in anestesia generale. Solo nei soggetti più grandicelli è possibile ritornare all’opzione dell’anestesia locale con l’ausilio di una blanda sedazione. Il concetto generale è quello di creare un "percorso" per il paziente, adulto o bambino che sia, il più confortevole possibile. L’intervento chirurgico costituisce uno stress psicofisico di per sé, a prescindere dall’età e dalla condizione. È quindi imperativo gestire la situazione in modo tale che il paziente non abbia la percezione di subire una violenza, ma un qualcosa che, seppur cruento, contribuirà a migliorare la qualità della sua vita.

Esistono moltissime tecniche per l'otoplastica, allo scopo di intercettare le diverse problematiche che essa comporta. L'accesso chirurgico è solitamente localizzato posteriormente, in sede retroauricolare, nel solco retroauricolare per la precisione, in modo da rendersi non visibile. Viene praticato il rimodellamento delle strutture cartilaginee, consentendo in questo modo il ripristino permanente della corretta anatomia.

La durata dell’intervento di otoplastica oscilla mediamente fra una e due ore. Al termine verrà posizionata una medicazione moderatamente compressiva simile ad un turbante, che verrà sostituita dopo 2 o tre giorni. Successivamente basterà una fascia elastica a scopo protettivo per ulteriori due o tre settimane. Per l'intervento di otoplastica è consigliata una terapia antibiotica domiciliare, i cui estremi verranno forniti al paziente all'atto della dimissione, oltre all'infusione peroperatoria eseguita di routine. La rimozione dei punti avviene dopo circa 8/10 giorni. L'otoplastica permette il ritorno alle proprie normali attività in tempi brevi, comunque non superiori al tempo necessario alla rimozione dei punti di sutura. Per il ritorno all'attività fisica intensa, si consiglia di attendere 30 giorni.

Dobbiamo a questo punto inserire una precisazione. Inestetismi, anche estremamente marcati, fino al sovvertimento totale dell’anatomia, si riscontrano in vario grado in numerosi quadri malformativi e vi sono casi dove proprio le malformazioni dei padiglioni auricolari, non infrequentemente accompagnate da deficit uditivi, ne costituiscono elementi di inquadramento e diagnosi. In situazioni del genere la ricostruzione, perché in questi casi parliamo di vera e propria chirurgia ricostruttiva, un passaggio di ben altro livello rispetto al rimodellamento estetico dei padiglioni auricolari, pone problematiche tecniche con le relative indicazioni chirurgiche che meritano un trattamento a parte, al di fuori di queste brevi note informative. Si tratta di una branca estremamente specialistica della chirurgia plastica ricostruttiva, nei confronti della quale pochi specialisti sanno confrontarsi con successo.

Otoplastica: possibili complicazioni

Come qualsiasi intervento chirurgico, anche l'otoplastica può prevedere delle complicazioni solitamente di scarso impatto e di rapida risoluzione. È possibile la comparsa di piccoli ematomi che a volte richiedono il drenaggio chirurgico. La terapia antibiotica e l'ausilio di presidi (strumenti e sale operatorie) idonei prevengono complicazioni infettive. Ritardi di guarigione delle ferite chirurgiche e patologie della cicatrizzazione (cicatrici ipertrofiche o dolenti) sono trattate con successo con terapie specifiche. Fra le possibili complicazioni dobbiamo annoverare anche l’insoddisfazione estetica del paziente a fronte del risultato ottenuto. Non dimentichiamo che trattiamo sempre di estetica e quindi, al di là dell’obiettività clinica, la visione e la percezione del "sé" costituiscono elementi determinanti. A questo proposito è bene ribadire come una adeguata visita preliminare, nella quale il paziente viene edotto di tutti gli aspetti, anche quelli normalmente sottostimati della procedura, sia fondamentale per consentire al soggetto interessato di costruirsi una corretta aspettativa di ciò che lo attende. Molti problemi nel postoperatorio, parliamo dell’otoplastica ma questo discorso si applica a tutti gli interventi di chirurgia estetica, derivano da un carente approccio a questi elementi che, lungi dall’essere dettagli, costituiscono punti fondamentali.

Otoplastica in sintesi

Si tratta di un intervento chirurgico di routine per il chirurgo plastico. I molti accorgimenti tecnici via via proposti nel tempo consentono di affrontare le diverse problematiche che ad esso si associano. L'otoplastica consente oggi di ripristinare i corretti parametri anatomici delle diverse componenti dell'orecchio e di eliminare il disagio psicologico che questi inestetismi spesso comportano. Si tratta indubbiamente di un intervento in grado di migliorare decisamente la qualità della vita dei soggetti che ad esso si approcciano. È spesso considerato un intervento “minore” ma per tutti i suoi risvolti dimostra di non esserlo assolutamente.

Passa alla versione precedente di Otoplastica

Autore articolo: Dr. Dauro Reale

Autore

Articolo scritto dal Dr. Dauro Reale medico chirurgo laureato all'Università degli Studi di Milano e specializzato in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l'Università degli Studi di Milano, seconda specializzazione in Otorinolaringoiatria presso la stessa Università. Svolge la libera professione nel campo della Chirurgia Estetica e Plastica da oltre 30 anni.

Leggi Curriculum Contattami

Informazioni Utili

Prenota visita
SENZA IMPEGNO
Contatta dr. Dauro Reale Foto prima e dopo Costo intervento

Fine Pagina