Articolo scritto dal Dr. Dauro Reale in data 19/02/2020

Lipostruttura - Introduzione

Termini quali lipofilling, autotrapianto di tessuto adiposo autologo e lipostruttura, indicano sostanzialmente per il profano un concetto analogo, cioè il trasferimento di tessuto adiposo da una zona donatrice ad una ricevente, allo scopo di correggere “difetti” di varia origine, da quelli esiti di traumi accidentali, terapie mediche e/o chirurgiche di vario genere, fino alla correzione di problematiche di mera natura estetica.

Il principio dell’utilizzo del tessuto adiposo per la correzione delle problematiche di cui abbiamo accennato, se da un lato rappresenta “l’uovo di colomboconsiderando la mediamente più che buona disponibilità del tessuto adiposo, cosa che permette di trattare in una unica seduta la correzione di situazioni anche di ampia portata, si è però fino ad alcuni anni orsono scontrato con i deficit di risultato, specialmente a lungo termine, fatto che aveva per ovvii motivi “messo nell’angolo” questo approccio. Quanto detto sopra rende ragione di due dei tre termini che abbiamo evidenziato nella nostra introduzione. Lipofilling e autotrapianto di tessuto adiposo autologo. Il primo significa semplicemente “riempimento con il grasso” termine che per il non addetto ai lavori può dire tutto, ma che in termini medici è troppo riduttivo. Il secondo termine, autotrapianto di tessuto adiposo autologo, fornisce “maggiori spiegazioni” riguardo all’essenza del processo e indica un elemento fondamentale. La possibilità di utilizzare a scopo riparativo/ricostruttivo del materiale biologico facente parte del paziente, rende ragione di qualunque problematica legata all’utilizzo di altri presidi. In primo biomateriali, per quanto compatibili comunque estranei, oppure prodotti di sintesi, destinati di per sé ad un più o meno rapido riassorbimento da parte dei tessuti dell’ospite, trattandosi di prodotti estranei e non vitali, senza pensare alle possibilità di reazioni indesiderate di ampia portata, sia all’atto del loro inoculo, sia a distanza di tempo.

Il reale cambio di passo che ha reso ragione del terzo termine citato, quello di lipostruttura e che ha riportato all’attenzione della comunità medica un approccio di terapia oramai messo da parte, è frutto degli studi e dell’applicazione pratica di un chirurgo statunitense, al cui nome la metodica è indissolubilmente associata. Questa pratica, standardizzata dal chirurgo Americano Sidney Colemann nel 1997 - infatti denominata universalmente "lipostruttura secondo Colemann" - prevedeva originariamente il prelievo del tessuto adiposo con microcannule e la sua centrifugazione a 3000 giri per 3 minuti, allo scopo di “separare” la componente acquosa e oleosa del nostro prelievo, mantenendo il più intatta possibile quella cellulare, ricca di cellule staminali. Un tessuto vitale quindi, in grado di attecchire come un vero e proprio innesto biologico, potenzialmente in grado di differenziarsi, cioè ricrescere nelle componenti danneggiate e/o carenti. Questo approccio ha costituito il vero grande passo in avanti di questa metodica, che ha di fatto reso l'autotrapianto di grasso autologo, la "lipostruttura" per intenderci, un'arma formidabile ed estremamente versatile nelle mani dei chirurghi non solo estetici ma anche ricostruttori, è stata quella di superare i limiti del semplice lipofilling, cioè il semplice prelievo e trapianto di grasso.

Con il passare degli anni e con il crescere delle esperienze sul campo, la tecnica si è ulteriormente raffinata rispetto alla metodica originale, mantenendone comunque intatti i principi basilari. In particolare si è posta l’attenzione su tutti gli accorgimenti atti a traumatizzare il meno possibile le delicate cellule adipose nelle fasi di prelievo, lavaggio/separazione delle componenti liquide da quelle cellulari, fino alle tecniche di reimpianto. Gli originari tempi e modi di centifugazione sono stati via, via, addolciti venendo ridotti nelle tempistiche e nell’aggressività. In poche parole si centrifuga per tempi nettamente inferiori, anche un minuto, in maniera molto più blanda. Ci sono chirurghi che addirittura rinunciano all’apparecchiatura di centrifugazione, preferendo un metodo manuale, proprio allo scopo di preservare al massimo l’integrità del prelievo.


Da quanto detto, non risulta quindi difficile evidenziare i principali campi di utilizzo della lipostruttura nell'ambito della chirurgia riparativa:

  • Trattamento di aree di radionecrosi (lesioni tessutali in seguito a terapie radianti)
  • Trattamento di necrosi tessutali da stravaso di chemioterapici
  • Trattamento di zone di “minus” o perdite di sostanza, complicanze di interventi chirurgici
  • Trattamento delle piaghe da decubito, dopo bonifica delle aree necrotiche e sterilizzazione del letto ricevente
  • Trattamento di esiti cicatriziali frutto di traumi, interventi chirurgici o esiti di ustioni profonde (correzione delle cicatrici retraenti e deformanti)
  • Trattamento mediante riempimento di aree atrofiche, distrofiche o depresse, anche cicatriziali
  • Trattamento di patologie malformative con esito di fibrosi tessutali

Una volta di più ben si comprende come la lipostruttura, lungi dall'essere una semplice tecnica atta al riempimento (e quindi al miglioramento estetico) di aree distrofiche e/o depresse, costituisce una vera e propria metodica ricostruttiva ad amplissimo raggio di azione. La capacità della lipostruttura di concentrare una enorme quantità di cellule staminali attive e vitali, che immediatamente si differenziano nelle cellule dei tessuti che devono ricostruire, consente di riportare questi tessuti danneggiati il più vicino possibile alle condizioni anatomiche di partenza.


Lipostruttura secondo Colemann in chirurgia estetica

La chirurgia estetica, sulla base delle considerazioni fatte precedentemente, costituisce un amplissimo e stimolante campo d'azione di tecniche quali la lipostruttura. Il concetto del ringiovanimento dei tessuti, elemento cardine alla base della chirurgia e della medicina estetica, non può, per via dei principi che la sostengono, non trovare nella lipostruttura una opzione fondamentale. La lipostruttura o autotrapianto di tessuto adiposo autologo secondo Colemann, può venire utilizzata come metodica accessoria in una serie di interventi dedicati al ringiovanimento del volto, quali ad esempio il lifting o face lift, la blefaroplastica superiore, inferiore o totale, la stessa rinoplastica. In particolare in accompagnamento al lifting del volto la lipostruttura fa valere entrambe le sue potenzialità, sotto l'aspetto del miglioramento della struttura e della "qualità" quindi del ringiovanimento dei tessuti e della loro volumizzazione, intendendo tanto il recupero della struttura e quindi dello spessore degli strati cellulari, quanto la correzione della perdita di definizione dei contorni dell'ovale del viso, delle aree zigomatiche, dei solchi naso genieni, inevitabili corollari dell'età che avanza.


Lipostruttura come intervento chirurgico a sè stante

La breve storia della lipostruttura ed i cenni tecnico/metodologici che abbiamo esposto, ci dicono come costituisca di per sé,una opzione in grado di intercettare una ampia gamma di situazioni. Pensiamo a quei pazienti che vedono comparire sul proprio viso i primi segni del tempo e desiderano ad essi porre rimedio, con procedure non troppo invasive e/o economicamente impegnative, quali ad esempio il lifting del volto. In queste situazioni, la lipostruttura che restituisce tono e struttura ai tessuti, nel vero senso della parola riporta indietro l'orologio del tempo, ridonando freschezza e vigore a pelli diventate sottili, anelastiche; in una parola, palesemente invecchiate.

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Autore articolo: Dr. Dauro Reale

Autore

Articolo scritto dal Dr. Dauro Reale medico chirurgo laureato all'Università degli Studi di Milano e specializzato in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l'Università degli Studi di Milano, seconda specializzazione in Otorinolaringoiatria presso la stessa Università. Svolge la libera professione nel campo della Chirurgia Estetica e Plastica da oltre 30 anni.

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